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#carovanaBrecht a TUNISI: FIGLI DEL MEDITERRANEO

Siamo tornati in Tunisia dopo 8 mesi e ci hanno accolto come gli studenti fuori sede che rientrano a casa. Un abbraccio fraterno con Dhaker ormai diventato dirigente nell’ufficio amministrativo delle case della cultura di tutta la Tunisia, qualcuno ci ricorda per Pulcinella a Ben Arous, i ragazzi dell’organizzazione ci riconoscono, gli europei sono arrivati.

Torniamo in una Tunisi in pieno fermento, un cantiere vivente che punta dritto allo sviluppo con in corso il convegno internazionale “Tunisia 2020”, nell’occhio della stampa nazionale per il prodigioso progresso: dalla rivoluzione di 5 anni fa alla democrazia, dall’apertura verso le donne ad una crescita infrastrutturale e turistica. Un paese che cambia dall’interno e respira un’aria nuova, tangibile e visibile.

Ritroviamo la stessa disponibilità di sempre: Tarah, il tecnico del coloratissimo ed antico Centre nationale des arts de la marionette che si attiva per una baracca per il nostro Giufà, arrivano i primi thè alla menta tunisini, il polveroso autobus anni ’60 ci scarrozza in tutti gli spostamenti, tutto ciò che gentilmente chiediamo gentilmente ci viene dato da industriose formichine.

Un’organizzazione culturale invidiabile: case della cultura e centri culturali in ogni quartiere, ogni casa con un teatro attrezzato, polveroso e forse per noi datato ma vivo, attivo, funzionante, aperto ed organizzato per ruoli.

Un’attenzione particolare per la tradizione (l’impiegata dell’amministrazione della Maison de la marionette racconta la ricerca sui burattini della tradizione e la loro riproduzione) e per la formazione delle nuove generazioni (i maestri ed i professori sono delle istituzioni, si sente un grande bisogno di aumentare l’offerta formativa e le famiglie con attenzione partecipano ad ogni occasione di studio per i propri figli). Fiumi di bambini animano i teatri per il festival internazionale di teatro per ragazzi di Tunisi in questi giorni di festa per la scuola tunisina con la loro pelle color cioccolato al latte, occhioni grandi e neri ed un sorriso misto a inconfondibile curiosità. Li guardi mentre chiedono foto o ballano al ritmo dell’organetto e sei sempre più convinto che il sorriso negli occhi dei bambini è una bellezza, ovunque.

La difficoltà della lingua c’è ma tra pupazzi, gag, qualche parola in francese, la scena del barbiere, la musica, le tarantelle, la zampogna e il ritmo che serbano nel sangue il successo è assicurato.

“Se c’è una cosa che caratterizza la gente del Mediterraneo questa è la vocazione a raccontare storie, poveri non hanno altre storie”, termina così il nostro spettacolo  “Giufà e il mare”. Si avvicina un signore dagli enormi baffi che durante la messa in scena dal pubblico traduceva qualche parola in arabo aiutandoci a far comprendere il racconto. Ci presenta sua figlia come “quasi creatura della terra siciliana” ma poi ci pensa e si corregge perchè “siamo tutti figli del Mediterraneo”.

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