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Cronache dalla finestra / 1

L’uomo onesto, colui che non infetta quasi nessuno, è colui che ha distrazioni il meno possibile.

E ce ne vuole di volontà e di tensione per non essere mai distratti; sì, Rieux, essere appestati è molto faticoso; ma è ancora più faticoso non volerlo essere.

La Peste, Camus

Ieri sera sono uscita dopo diversi giorni, il tempo della spesa, della consegna “a distanza” di un pensiero a mio padre. Fino a oggi ho osservato il mondo dalla finestra. Niente più rombi di macchine, clacson da traffico, le voci dei bambini che escono da scuola, il buongiorno ripetuto del parcheggiatore.

Oggi ho camminato in strade vuote con la sensazione di essere una ladra, solo la musica dai balconi, Rino Gaetano urlava da una finestra, “a mano a mano”, da un balcone condominiale una radio improvvisata in diffusione, l’inno d’Italia a palla. Magone. Era surreale eppure mi sono emozionata. Commossa.

Inizia così il mio diario dalla finestra, non per passatempo ma per futura memoria digitale. Quando avrò 60 anni voglio rileggere queste pagine, questo tempo, quando questa epidemia sarà un libro di storia (le strade erano vuote, tutti chiusi in casa, solo le canzoni si sentivano dai balconi, centinaia di morti) potrò rileggere queste parole, così come i nonni raccontano il colera, le guerre mondiali, cartoline in bianco e nero che escono dai cassetti. Me lo voglio ricordare questo tempo sperando non torni più.

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