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Cronache dalla finestra \ 5

Kim: “Abbracciami…”
Edward: “Non posso…”

(dialogo dal film “Edward mani di forbice”)

Ogni sera aspetto una video chiamata da tre carissimi amici, diventa un salotto anche se ognuno ha un divano/sedia e sfondo diverso. Si parla di tutto, da come stanno vivendo la spiritualità all’articolo di giornale, dalla fila per fare la spesa a “che hai fatto oggi”. Qualcuno fa anche l’esibizione musicale live con il psalterium (alto livello). Senza rendersene conto non passa giorno che il rito non si ripeta e non sia atteso. Un affetto che si riscopre.

Ogni giorno c’è anche chi si dà appuntamento su Skype per un’ora condivisa, i meno tecnologici hanno imparato a installarlo e usarlo, mano a mano allo scattare dell’orario ci si affaccia on line e ci si ritrova, ogni tanto c’è il super ospite da mettere a giro, c’è chi fa dieci minuti di lezione di inglese agli altri, chi condivide quindici minuti della sua passione per la letteratura latina, è chiara l’insofferenza di “stare chiusi” ma almeno si continua a essere “gruppo”, collettivo. Ogni giorno, anche in piena epidemia.

La domenica è ormai d’obbligo la video chiamata di famiglia, si fa vedere la torta della mamma con tanto di taglio in diretta e aggiornamenti del caso.

Possiamo essere “virtuali” e “attaccati ai social” quanto vogliamo ma, se una cosa questa pandemia ce la sta insegnando, è che abbiamo ancora tanto bisogno di parlarci, di vederci, di sederci a tavola insieme.

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