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GIOVANI EUROPEI

“Il corso come ferroviere devo prova a fa, non fai niente, solo multe”

“Ma serio!”

“Io vorrei essere miliardaria, dai solo ricca”

“A me bastano 2000 euro fissi al mese”

“Billi dobbiamo andare all’estero a lavorare, l’anno prossimo finisce la scuola e andiamo”


“Dobbiamo imparare la lingua e poi possiamo andare”

“Ma la impariamo là, ce ne andiamo a Londra, ci impariamo l’inglese e poi ci trasferiamo in Olanda, è più tranquillo, si vive meglio”

“brava, ma che andiamo a fare i camerieri? Poi a 60/70 anni che facciamo?”

“Ci impariamo il mestiere, mettiamo un po’ di soldi da parte e apriamo noi un’attività”

“Possiamo andare anche in Svizzera, là si pagano poche tasse”

(dialogo tra 3 giovani sul treno, sedili accanto)

Ascolto in silenzio il dialogo dei giovani seduti accanto, ultimo anno di scuola superiore. Avrei tanto voluto alzarmi e spiegargli che è importante avere un sogno, un progetto di vita, delle aspirazioni, lottare per realizzarle, che raggiungere i propri obiettivi nel proprio Paese non è un’utopia, che chi è determinato e merita va avanti, che non devono sentirsi soli, che studiare e leggere è importante, che i soldi non ti rendono una persona migliore, che il cambiamento parte da noi, che girare il mondo è bello è figo ma non è tutto, che le idee possono essere potenti. Eppure non l’ho fatto.

Oggi scorro le storie di instagram e leggo lei: “sono fiera di non essere tra quel 34%”. Ultimo anno di liceo. Che faccio da oggi? Inizio ad alzarmi, continuo a scrivere, parlare, incontrare, creare occasioni di confronto, progettare insieme per contribuire a creare quell’alternativa, sempre.

 

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