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L’EFFETTO DELLA BOMBA SULLA GENTE

(dialoghi da Morso di luna nuova, Erri De Luca)

Formia questa mattina era una grande sala d’attesa, si parlava come nel corridoio del prof prima di un esame all’università (che ti ha chiesto? Che ti ha detto? Quanto tempo sei stato dentro? ). Alcune domande imbarazzanti, un’attenzione mediatica a suon di dirette e click degno delle maratone elettorali (ma lì sta piovendo? – chiedono all’inviato. Eppure si trova a 20m in linea d’aria), l’ansia da super efficienza (gli sfollati sono qui, mangiano merendine, c’è latte, caffè e thè, dicono nella diretta tv), effetto cronometro (a che punto sono? E ora dove è?) sentimenti patriottici (Formia è stata grande, evviva i ragazzi dell’esercito, scrivono sui social), curiosità che attira come pochi fenomeni (da finale del festival di Sanremo?) chi ironizza (evacuare, evacuare, cacciate salsiccia e olive, si sente al megafono – dai, è andata via, già ci manca), pillole di senso comunitario degno delle calamità (la bomba ha lasciato Formia, il pericolo è passato, ce l’abbiamo fatta).

Una città ricò ricò ricoverata. Le vite comuni negli scantinati napoletani di Erri De Luca e la loro realtà parallela sotto le bombe, quelle che dopo decenni ancora ci fanno lasciare le case, da cui poco abbiamo imparato.

A’ o manicomio.

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